La Fiera delle Contraddizioni: esponenti del governo, tecnici e televirologi

Francesca Totolo, 4 gen 2022 (Prima parte) (Seconda parte)

Roma, 29 dic – È passato ormai un anno dall’avvio della campagna di vaccinazione contro il Covid-19 in Italia, un anno in cui la comunicazione mediatica e quella governativa sono incappate in una serie di sfondoni e contraddizioni sul vaccino, divenuto l’unico strumento in grado di sconfiggere la pandemia.

“Nessuno ha mai sostenuto che il vaccino…”. A proposito di contraddizioni

A intervenire inaspettatamente alla fine di novembre, è stato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus che, dopo aver evidenziato la perdita di efficacia dei vaccini nel ridurre le trasmissioni, ha tuonato: “Il vaccino ha dato un falso senso di sicurezza (…) Non lo diremo mai abbastanza chiaramente: anche se sei vaccinato continua a prendere precauzioni per evitare di infettarti e infettare qualcun altro che potrebbe morire”. In questo articolo, visto che ormai è diventato un intercalare la frase “nessuno ha mai sostenuto che il vaccino” con cui si cerca di rimediare alla disinformazione dell’ultimo anno, passeremo in rassegna tutte le bufale e le contraddizioni, partendo da quelle degli esponenti del governo e dei tecnici nominati per rispondere all’emergenza virus.

Mario Draghi: “I vaccinati non sono contagiosi”

Il 22 luglio scorso, il presidente del consiglio Mario Draghi tenne una conferenza stampa per annunciare i provvedimenti decisi dal governo in merito all’emergenza Covid-19. In quella occasione, il premier spiegò la necessità dell’introduzione della certificazione verde. “Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a esercitare le proprie attività, a divertirsi, ad andare al ristorante, a partecipare a spettacoli all’aperto, al chiuso, con la garanzia però di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose” precisò Draghi. In pratica, il premier annunciò all’Italia intera, in diretta, che i vaccinati non potessero contagiare. All’epoca, tutti i cosiddetti esperti scelsero di tacere, come del resto la stampa mainstream. Poi arrivò l’obbligo del green pass per i lavoratori e il super green pass, e con il passare la verità che era già nota a luglio. Analizzando i bollettini dell’Istituto superiore di sanità del luglio scorso, era già evidente che l’efficacia dei vaccini stesse diminuendo. Infatti, il 12 luglio, Israele annunciò che avrebbe avviato la somministrazione della terza dose ai pazienti immunodepressi. Peraltro, era noto che, durante il festival musicale a Utrecht, in Olanda, svoltosi il 3 e il 4 luglio, si fosse sviluppato un focolaio di circa mille persone. Tutti i partecipanti erano muniti di una sorta di green pass, ottenuto con la vaccinazione o con il tampone negativo. Durante la conferenza stampa di fine anno, svoltasi il 22 dicembre scorso, il giornalista Alberto Ciapparoni è tornato sulla questione, domandando spiegazioni al presidente Draghi: “Nella conferenza stampa del 22 luglio scorso, aveva dichiarato che il green pass da la garanzia di ritrovarsi tra persone non contagiose. Un’affermazione poi smentita dai fatti che già allora in realtà presentava delle criticità perché la Pfizer, in un comunicato dell’8 luglio, aveva annunciato la durata della copertura vaccinale per cinque/sei mesi e lo ripetevano anche le autorità israeliane e inglesi, pronte alla campagna per la terza dose fin da agosto. Non pensa che la narrazione e la comunicazione del governo, incentrate quasi esclusivamente sul green pass e poi sul super green pass sono state superate dai fatti e negate dall’evidenza con la conseguenza di una partenza in ritardo delle terze dosi soprattutto per la fascia over 60?”. La risposta di Draghi è stata una supercazzola: “No, non ritengo questo. Green pass e super green pass hanno fatto stato di quelle che erano le conoscenze a quel momento (a luglio erano già stati pubblicati diversi studi in merito alla possibilità di contagiare dei vaccinati, ndr). Quindi, sulla base di questo, quell’affermazione è giusta (i vaccinati non sono contagiosi, ndr). È chiaro che non si è mai voluto dire che il green pass garantiva l’immunità dopo la sua scadenza o dopo la scadenza dell’azione della seconda dose. Quello che si è scoperto man mano è che l’efficacia delle seconde dosi declina più rapidamente di quanto si pensasse all’inizio e, per certi tipi di vaccino, l’efficacia declina ancora più rapidamente. Io credo che la comunicazione sul green pass e sul super green pass sia stata appropriata. È diventato un po’, forse enfaticamente, uno strumento di libertà”. Con quella comunicazione “appropriata”, il presidente Draghi ha sostenuto che i vaccinati non fossero contagiosi, nonostante gli studi già all’epoca smentissero quella tesi. Tale narrazione quanti comportamenti irresponsabili può aver causato? Quella stessa narrazione è diventata poi materiale per la disinformazione dei media mainstream. Sempre durante la conferenza stampa di fine anno, il premier Draghi ha dichiarato: “Tenete presente che dei decessi tre quarti sono non vaccinati”, ovvero il 75 per cento dei deceduti totali. I bollettini di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità di dicembre evidenziano invece che la percentuale di non vaccinati deceduti è del 42 per cento. Perché diffondere dati così discordanti?

“Nessuno ha mai sostenuto che il vaccinati non potessero trasmettere il virus”, ma nel decreto-legge del 21 settembre 2021, quello relativo all’estensione del green pass a tutti i lavoratori, si legge: “Al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da  SARS-CoV-2”.

La “bugia” del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri

Il 15 settembre scorso, in Senato, un concitato sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha dichiarato: “Ho sentito dire che i vaccinati si prendono il virus e lo trasmettono. È una falsità, è una bugia”. Certo non tutti i vaccinati si contagiano e trasmettono il Covid-19, ma allo stesso modo non tutti i non vaccinati “si ammalano, muoiono, oppure fanno morire gli altri”, come affermò Mario Draghi durante la conferenza stampa del 22 luglio scorso. Ai microfoni di Radio Cusano Campus, il 30 settembre, il sottosegretario Sileri ha ribadito la questione: “Il virus trova sempre meno spazio intorno a sé, al di là delle baggianate che vengono dette sul fatto che tutti i vaccinati possono infettare e infettarsi. Questa è una stupidaggine, perché è l’eccezione e non la regola”. L’eccezione era già la regola anche all’epoca. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, più della metà dei nuovi positivi rintracciati in quel periodo erano vaccinati, il 48 per certo con ciclo completo. Sileri smentirà poi sé stesso durante la trasmissione televisiva Dritto e Rovescio del 16 dicembre scorso: “Uno dei concetti sbagliati che è passato è che chi è vaccinato contagia zero”. Il 25 novembre scorso, in occasione del decreto sul super green pass, il sottosegretario Sileri ha affermato: “La strategia del green pass è stata vincente, oggi viene ulteriormente potenziata, restringendo alcune azioni e la durata. Questo ci traghetterà in maniera sicura attraverso questa quarta ondata”. Analizzando i grafici riguardanti l’andamento dei contagi e del tasso di positività, è evidente che l’obbligo del green pass per i lavoratori e il super green pass, che ha escluso dalla vita sociale i non vaccinati, non hanno di fatto stabilizzato la curva epidemiologica che continua a crescere rapidamente e, con essa, il numero dei decessi, dei ricoveri in ospedale e in terapia intensiva.

Walter Ricciardi: “I vaccinati non vanno in ospedale”

Il 19 luglio scorso, anticipando la falsa narrazione di Mario Draghi, il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, Walter Ricciardi, di cui avevamo già parlato in un precedente articolo in merito alle sue dimissioni da presidente dell’Istituto superiore di sanità in seguito a un possibile conflitto di interessi, scrisse su Twitter: “Se ci fosse stato il green pass, tutti i passeggeri sarebbero stati certi di viaggiare solo con soggetti immuni, protetti o negativi”. Ricciardi faceva seguito a un tweet relativo a un suo viaggio in treno: “Viaggio con Trenitalia da Roma per Milano, ragazzi senza mascherina o con mascherina sotto il mento, nessun controllo da parte del personale, io sono vaccinato e con Ffp2, ma chiunque non vaccinato abbia una mascherina chirurgica o non ce l’abbia, con la Delta si infetta sicuro”. Quindi, seguendo la linea governativa dell’epoca, in un unico thread, Ricciardi affermò che i vaccinati fossero immuni e che tutti i non vaccinati, senza una mascherina Ffp2, sarebbero stati infettati.

Seguendo la narrazione mediatica (e non quella scientifica), il 10 novembre scorso, durante la trasmissione televisiva L’aria che tira, Ricciardi ha dichiarato: “Sarà la pandemia dei non vaccinati. I vaccinati si contagiano ma non vanno in ospedale”. All’epoca, secondo il bollettino dell’Istituto superiore di sanità, i vaccinati ricoverati in ospedale erano 2.553, il 47 per cento del totale. Quindi, anche i vaccinati si contagiano e vanno in ospedale. Ricciardi torna sull’argomento il 24 dicembre, durante un’intervista a SkyTg24: “La vaccinazione, anche quella con due dosi, è fondamentale, perché evita di andare in ospedale, evita conseguenze gravi ed evita di morire, però purtroppo non evita più in maniera assoluta l’infezione“. Secondo il bollettino dell’Iss del 21 dicembre, erano 6.700 i vaccinati ricoverati in ospedale, il 53 per cento del totale, percentuale addirittura superiore a quella del 10 novembre. Queste continue dichiarazioni, riguardanti i vaccinati che non vanno in ospedale se contagiati, non sono un pericoloso veicolo di disinformazione che potrebbe causare comportamenti irresponsabili dei vaccinati? Ovvero, non mi proteggo perché tanto sono vaccinato e non sarò colpito da una malattia grave. Peraltro, nella stessa intervista, Walter Ricciardi ha minimizzato le conseguenze del contagio nei vaccinati: “I vaccinati potranno infettarsi con gli inconvenienti, come dover stare a casa, fare tamponi e isolarsi”. Inoltre, ricordiamo che, dal 28 ottobre al 28 novembre, sono stati 1.159 i vaccinati morti per Covid-19, il 58 per cento del totale.

Le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Bianchi

Anch’egli caduto nella falsa narrazione di Mario Draghi, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi indetta il 2 settembre scorso in vista della riapertura delle scuole, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi dichiarò: “Dove ci sono classi di vaccinati, si possono togliere la mascherina e si può tornare a sorridere”. Quindi, in sintesi, il ministro confermò che i vaccinati non si infettavano e non contagiavano gli altri.

Vaccino e contraddizioni: i membri del Comitato tecnico scientifico

Dei membri del Comitato tecnico scientifico (Cts), uno (istituito dal governo Conte 2) e due (istituito dal governo Draghi), abbiamo già parlato in due precedenti articoli, uno in merito ai codici di trasparenza delle case farmaceutiche e l’altro in merito alle dichiarazioni di assenza di conflitto di interessi. Durante una conferenza stampa del 5 novembre scorso, Franco Locatelli, coordinatore del Cts, del quale avevamo già evidenziato i rapporti economici con Pfizer, ha dichiarato falsamente che “fino ai 59 anni di età, nessuno dei vaccinati è stato ricoverato nelle terapie intensive”. Infatti, come evidenziato dai dati del bollettino dell’Istituto superiore di sanità del 3 novembre, erano ben 14 i vaccinati con ciclo completo ricoverati in terapia intensiva, nel bollettino precedente 16, come in quello del 20 ottobre. La questione è stata oggetto di una interrogazione parlamentare presentata dal deputato Claudio Borghi.

Dopo aver affermato che i vaccinati fossero contagiosi fino al 90 per cento in meno rispetto ai non vaccinati, quando alla fine di luglio tale percentuale era già stata drasticamente ridimensionata, all’inizio di novembre, il membro del Cts Sergio Abrignani ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera: “Il nostro sistema immunitario come in questo caso, può aver bisogno di questa stimolazione per innescare una memoria di lungo termine che consenta di fare altri richiami non prima di 5-10 anni”. Quindi, Abrignani ha sostenuto che, grazie alla terza dose, il vaccino avrebbe protetto fino a 5-10 anni. Questa dichiarazione è arrivata quando il governo israeliano già presupponeva l’avvio della somministrazione della quarta dose. Non ci dilungheremo su tutte le correzioni, i cambi di direzione e le rettifiche alla campagna vaccinale che sono state suggerite dal Comitato tecnico scientifico durante il 2021. Bastano le parole del commissario straordinario per l’emergenza contro la pandemia, il generale Francesco Figliuolo: “Non sono uno scienziato: all’inizio gli scienziati parlavano di immunità di gregge, fissandola intorno all’80 per cento di popolazione vaccinata. Allora dissi, facciamo un piano credibile e andiamo a raggiungere il massimo fissato dagli esperti. Dopodiché è stato detto che l’80 per cento non bastava, visto come circola e muta questo virus, andiamo a 90 per cento. Noi ora stiamo andando verso il 90: se poi dobbiamo arrivare a 100, 150 lo faremo”. A tal proposito, lo scorso 8 agosto, il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Nicola Magrini, dichiarò trionfante: “Il 70% di vaccinati a settembre sarà realtà. Poi è probabile un richiamo ogni anno”. Ora il richiamo è stato fissato a quattro mesi dalla somministrazione della seconda dose. Ma il vincitore per la dichiarazione più chimerica è stato il presidente dell’Aifa Giorgio Palù che, ancora prima dell’avvio della campagna vaccinale in Italia, il 23 dicembre del 2020, affermò: “Sia il vaccino della Pfizer che quello di Moderna garantiscono una immunità sterilizzante”. Un vaccino garantisce un’immunità sterilizzante quando non solo protegge dagli effetti più gravi di un virus ma è pure in grado di impedire a chi è contagiato di trasmettere l’infezione ad altri soggetti. Ovvero, quello che non sono i vaccini anti Covid-19. Contro le “tante sciocchezze che circolano incontrollate nell’etere, servono dei seri comunicatori scientifici, come avviene all’estero” aggiunse poi quel 23 dicembre del 2020 Giorgio Palù.


… e le Virostars


Roma, 4 gen – È passato ormai un anno dall’avvio della campagna di vaccinazione contro il Covid-19 in Italia, un anno in cui la comunicazione mediatica e quella governativa sono incappate in una serie di sfondoni e contraddizioni sul vaccino, divenuto l’unico strumento in grado di sconfiggere la pandemia. In questa seconda parte, dopo aver evidenziato la disinformazione di Mario Draghi, degli esponenti del governo e dei tecnici, passeremo in rassegna le bufale dei virologi da salotto televisivo.

Matteo Bassetti, quella terza dose di vaccino che non serviva

In un anno, Matteo Bassetti, già membro del “Global advisor board and International” di Pfizer e Paperon de’ Paperoni degli esperti televisivi grazie alle consulenze prestate alle case farmaceutiche (370mila euro ricevuti dal 2015 al 2020), è incappato in diversi sfondoni.

Partiamo dal 31 gennaio del 2021. Durante il solito uno contro tutti a Non è l’arena dove sul patibolo era seduto il dottor Mariano Amici, il quale già metteva in guardia sulla contagiosità dei vaccinati in base a documentazioni scientifiche già pubblicate all’epoca, uno sprezzante Bassetti rispondeva, sostenuto dal giornalista Luca Telese: “La documentazione scientifica l’ha letta solo lei. L’ha scritta lei sul quadernino del suo studio? Mi dispiace che lei si consideri un mio collega”. Bassetti torna sulla questione dei vaccinati che non trasmettono il virus il 18 agosto scorso, durante un’intervista a La Verità: “Se guardiamo i lavori scientifici fatti bene, vediamo che il vaccinato, anche se positivo, non trasmette o trasmette veramente poco”.

L’ex consulente di Pfizer tornerà molte volte sull’argomento, ogni volta cambiando la sfumatura della dichiarazione, passando dai vaccinati che non vengono ospedalizzati e non si ammalano gravemente, a percentuali di non vaccinati ricoverati in terapia intensiva discordanti da quelli dell’Istituto superiore di sanità, fino al Covid-19 come un raffreddore per i vaccinati: “Ho seguito e sto seguendo centinaia di persone vaccinate con 2 o 3 dosi di vaccino che hanno il Covid. Ebbene queste persone hanno un raffreddore o una forma influenzale che dura 3-4 giorni. Nulla a che vedere con il Covid di un anno fa e con il Covid di chi non è vaccinato”

Ora passiamo alle panzane proferite da Matteo Bassetti sulla durata della copertura vaccinale. Il 4 marzo scorso, il virologo genovese sostenne che bastava una sola dose di vaccino per ottenere un’ottima copertura vaccinale: “Ottime notizie da due articoli scientifici in preprint su una singola dose di vaccino: una sola dose di vaccino sia di Pfizer che di AstraZeneca ha un’efficacia del 90-94 per cento e riduce dell’80-90 per cento i ricoveri ospedalieri per Covid”. Il 7 maggio scorso, intervistato dall’agenzia Dire, l’ex consulente della Pfizer, alla domanda “Quanto dura la copertura? Sei mesi è un periodo ‘prudenziale’ o sarà necessaria per tutti una terza dose di richiamo?”, riposte con sicurezza: “Sei mesi mi pare una durata bassa. Io mi sono vaccinato a dicembre, vuol dire che a giugno dovrei vaccinarmi un’altra volta? Non credo, personalmente sono in disaccordo. I dati sull’immunità ci dicono che dura almeno 12/18 mesi. La terza dose dovrebbe essere fatta ragionevolmente tra i 6 e 12 mesi”. Al momento, dopo diverse correzioni in corsa del governo Draghi, la terza dose è consigliata dopo 4 mesi. Secondo uno studio israeliano effettuato dagli esperti del Research Institute of Leumit Health Services e pubblicato sul British Medical Journal (Bmj) il 25 novembre scorso, il livello di immunizzazione inizia a calare già dopo i primi tre mesi dalla seconda dose di vaccino.

Confronto della percentuale di casi positivi, in base al tempo trascorso dalla seconda dose di vaccino (Bmj, 25 novembre 2021)

Interrogato sul raggiungimento della tanta decantata immunità di gregge, che ora è noto che non si potrà mai raggiungere perché il vaccino non è sterilizzante, il virologo genovese affermò: “Penso di sì, ma forse neppure ci serve. Guardiamo l’Inghilterra, per esempio, non l’ha raggiunta eppure è arrivata a ridurre in maniera drastica i contagi, le ospedalizzazioni e i decessi. Se arriva l’immunità di gregge e tendiamo al 90-95% come per altre malattie infettive ben venga, ma credo che sarà sufficiente anche una copertura inferiore. Se arriveremo al 70-75% a ottobre benissimo, sarà una cosa eccezionale, ma probabilmente già al 50% noi vedremo dei dati straordinari in termini di riduzione delle ospedalizzazioni e dei decessi”.

Solo quattro giorni dopo, l’11 maggio scorso, in merito alla copertura vaccinale, Bassetti curiosamente cambiò idea: “Il vaccino Pfizer (e presto sarà dimostrato anche per gli altri vaccini) funziona su tutte le varianti e non ci sarà bisogno della terza dose. Qualcuno pontificando, come sempre, aveva detto che ‘funzionicchiano’”. Un bel tacer non fu mai scritto”. Colui che stava “pontificando” secondo Bassetti, era il professore Massimo Galli che affermò: “Attualmente abbiamo delle reinfezioni negli stessi vaccinati dati da varianti inglesi (Delta, ndr), le segnalazioni sono parecchie. Il vaccino contro la variante inglese funzionicchia”.

Il 20 giugno scorso, Matteo Bassetti ci ripensò un’altra volta forse perché si rese conto anche lui che i vaccini “funzionicchiavano”: “La terza dose o richiamo annuale si farà certamente a distanza di un anno dalla prima dose o dalla prima infezione”. Ma non era stato dimostrato che il vaccino Pfizer funzionasse su tutte le varianti e quindi non ci sarebbe stato bisogno di una terza? Lo aveva scritto sul quadernino del suo studio?

Mentre il governo Draghi stava discutendo sull’opportunità di estendere il green pass a dodici mesi, il 27 agosto, intervistato da Today, Bassetti confermò che il richiamo avrebbe dovuto avere una scadenza annuale, come l’influenza stagionale: “Stiamo scoprendo oggi che chi ha partecipato alla sperimentazione vaccinale di luglio 2020 ha avuto anticorpi per un anno almeno, circa il 97%, quindi è verosimile pensare di estendere il green pass alla stragrande maggioranza di chi ha fatto il vaccino, altrimenti chi ha fatto il vaccino a luglio 2020 avrebbe dovuto già prevedere una nuova dose, e i questo momento non avrebbe senso”.

Il 24 novembre scorso, arriva la resa finale di Bassetti: “La dose booster prende gli anticorpi che si sono andati a nascondere in qualche parte del nostro organismo e li riporta fuori. Se tu non fai il booster (la terza dose, ndr) in alcune occasioni è come se non avessi fatto le prime due dosi. Questo deve essere molto chiaro”. Infine, l’ultima versione di Matteo Bassetti, datata 22 dicembre, è stata: “Io personalmente, se sarà che ci dovremo vaccinarci ogni 6 mesi, non ci trovo nulla di male se questo ci permette di vivere più tranquillamente come accade oggi (…) La medicina cambia, non rimane immutabile nel tempo, è in continua evoluzione. Solo gli ignoranti si stupiscono di questo”.

In conclusione, passando da “basta una dose” a “ci dovremo vaccinare ogni sei mesi”, possiamo però essere d’accordo con Matteo Bassetti su una realtà oggettiva: dobbiamo ascoltare i medici seri che utilizzano argomenti scientifici.

Le lezioni di Roberto Burioni sulla televisione pubblica

Il cattedratico della televisione pubblica, Roberto Burioni, anch’egli ex consulente di Pfizer, ha iniziato a pontificare sull’efficacia dei vaccini all’esordio della campagna vaccinale in Italia. Abbiamo già parlato in un precedente articolo delle panzane, come ad esempio che “in Italia era impossibile il contagio”. Era il 30 dicembre del 2020 quando già sui social network riportava uno studio riportato sul New England Journal of Medicine in cui si parlava di “efficacia del 94,1 per cento contro l’infezione e del 100 per cento contro l’infezione severa” del vaccino di Moderna. Burioni commentò temerariamente: “Non era possibile chiedere di meglio. Due vaccini sicuri e mostruosamente efficaci (Moderna e Pfizer, ndr), alla faccia dei gufi e dei diffidenti”.

Il 7 gennaio del 2021, il giorno della sua prima dose di vaccino, Burioni beatificò il vaccino: “Potersi vaccinare il 7 gennaio 2021 con un vaccino sicuro ed efficace contro un virus isolato il 10 gennaio 2020 ha un nome preciso: MIRACOLO”.

Agli utenti di Twitter che chiedevano a Burioni se si fosse sottoposto al test sierologico prima del vaccino, a causa di quel cerotto sul braccio, il televirologo rispose che il suo laboratorio stava effettuando un progetto per valutare la qualità della risposta immunitaria indotta dal vaccino. Ci piacerebbe leggere lo studio scaturito da quella ricerca. Nel novembre scorso, in un’inchiesta del programma televisivo Report, è stato chiarito che il professor Scaglione dell’ospedale Niguarda di Milano stava conducendo “l’unico studio sistematico sugli anticorpi sviluppati dai vaccinati”, studio però non finanziato e ignorato dalle istituzioni preposte alla salute degli italiani. Dello studio anticorpale annunciato dall’Istituto superiore di sanità nel dicembre del 2020, che sarebbe stato un ottimo strumento per decidere la necessità di ulteriori dosi di vaccino, al momento non vi è ancora traccia. Quindi, sarebbe utile conoscere i risultati della ricerca del laboratorio di Roberto Burioni.

Era l’11 marzo scorso quando Burioni imprudentemente diede il via al liberi tutti. In posa con il professor Zangrillo davanti all’ospedale San Raffaele, il televirologo affermò che, grazie al vaccino, le persone potevano tornare ad abbracciarsi senza mascherina. Dopo le critiche a quel post, il concetto fu ribadito da Burioni il 23 aprile: “Oggi è una grande giornata. Anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie finalmente ci dice che tra vaccinati possiamo stare senza mascherina e abbracciarci. Io e Zangrillo l’avevamo capito con un certo anticipo e ci hanno pure criticato”. In realtà, l’Ecdc non affermava che i vaccinati potessero tornare ad abbracciarsi senza mascherine. Diceva che era possibile allentare alcune precauzioni in determinati contesti.

Il 13 marzo scorso, Burioni affermò che “il vaccino Pfizer, in uno studio gigantesco, ha dimostrato di essere in grado di impedire l’infezione con un‘efficacia del 90 per cento”. Tale studio riguardava persone vaccinate “di recente”, dal 20 dicembre 2020 al primo febbraio del 2021, e l’articolo è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine il 24 febbraio del 2021, ovvero a poco più di due mesi dai primi vaccinati inclusi nella ricerca. Infatti, è specificato che lo studio sui soggetti appena vaccinati è durato 42 giorni, come si può vedere anche dal grafico pubblicato da Burioni. Peraltro, 8 ricercatori su 10 avevano ricevuto compensi da Pfizer. Di questi otto, 4 non hanno specificato “non correlato a Covid-19”.

Sui vaccini che impedivano il contagio, la trasmissione del virus e la malattia, Burioni è tornato diverse volte. Il 14 maggio scorso, affermava che i dati erano chiarissimi in merito ai vaccini che impedivano l’infezione. Il 17 giugno, dichiarava che “i non vaccinati sono una mina vagante che rappresenta un pericolo non solo per loro stessi, ma anche per gli altri”. Il 3 luglio, scriveva che “i vaccinati non si infettano quasi mai, se si infettato non si ammalano e non infettano”. Il 17 luglio, il televirologo assicurava: “Il contagio (causato solo dai non vaccinati)”. Il 22 agosto, Burioni iniziava a ritrattare: “Un vaccinato può trasmettere l’infezione. Ma prima deve contagiarsi e il vaccino lo protegge dal contagio. Quindi, chi si vaccina ostacola il diffondersi del virus e rende più sicura la comunità. Chi dice il contrario o è ignorante o in malafede o entrambe le cose”. L’ultima versione di Burioni è del 19 dicembre scorso quando, ospite del programma televisivo di Fabio Fazio, ha affermato che i vaccinati contagiano perché non sono in pari con le vaccinazioni: “Ovviamente bisogna essere in pari con la vaccinazione, bisogna fare la terza dose quando si deve fare”. Ora sappiamo, grazie alla letteratura scientifica attuale e ai dati sul virus, che tutte queste affermazioni di Burioni erano ingannevoli e che potrebbero aver causato comportamenti irresponsabili.

Il 29 agosto scorso, rispondendo a un tweet dell’onorevole Claudio Borghi, Burioni affermava: “Gli unici per cui non ha senso il vaccino sono i bambini sotto i dodici anni”. Tre mesi dopo, il primo dicembre, si è espresso con un “Evviva!” all’autorizzazione dell’Aifa per la somministrazione dei vaccini ai bambini dai 5 agli 11 anni. Il televirologo, impallinato da Nicolo Porro, si è giustificato scrivendo che all’epoca “un vaccino sotto i 12 anni non c’era”. Ennesima supercazzola di Roberto Burioni.

Fabrizio Pregliasco, l’educazione sessuale ai tempi del virus

Oltre a cadere in svariate contraddizioni, l’igienista Fabrizio Pregliasco si è improvvisato educatore sessuale durante gli ultimi due anni. Nell’ottobre del 2020, lanciò l’allarme sesso, anche nelle coppie stabili, e giudicò sensata l’idea di un rapporto consumato tenendo in viso la mascherina. “Meglio fare da soli” concluse il televirologo. In previsione dell’estate 2021, Pregliasco consigliò rapporti amorosi “solo in forma platonica, senza né preliminari, né sesso. I baci? Sono rischiosissimi, i droplet sono fortemente a rischio se il soggetto è positivo” e suggerì un “tampone preventivo”. Il 7 giugno scorso, affermò che “Baciare sconosciuti e ballare in discoteca è come la roulette russa”. Accodandosi a Burioni, il 14 febbraio del 2020, Pregliasco affermò che il virus non stesse circolando in Italia e che non ci fosse bisogno delle mascherine, quando già una coppia di turisti cinesi erano stati ricoverati all’ospedale Spallanzani, dopo aver viaggiato in lungo e in largo in Italia. Esattamente come Bassetti e Burioni, Pregliasco ha affermato che i vaccinati non si infettavano e non trasmettevano il virus. Il 5 aprile scorso, intervistato da SkyTg24, affermò che “chi ha ricevuto il vaccino non contagia altre persone” e che i vaccini “evitano la malattia, soprattutto quella grave, ma studi ad hoc dimostrano che i vaccini hanno anche la capacità e la possibilità di sterilizzare la persona che si vaccina e impedire in gran parte di contagiare gli altri”. Il 2 luglio, ospite del programma televisivo Omnibus, l’igienista affermò: “I vaccinati che si infettano non sviluppano malattia grave”. Il 15 novembre, in diretta a Omnibus, Pregliasco ha affermato che “l’80 per cento dei ricoverati non è vaccinato”. All’epoca, i non vaccinati ricoverati in ospedale erano il 46 per cento del totale, come si legge nei bollettini dell’Istituto superiore di sanità. Il 17 dicembre scorso, Pregliasco è andato su tutte le furie quando l’europarlamentare Francesca Donato ha affermato che anche i vaccinati con la terza dose si possono infettare. “Non dica stronzate” è stata la risposta dell’ex mansueto igienista.

Anche Pregliasco ha dato differenti versioni riguardanti il numero di dosi di vaccino necessarie per l’immunizzazione. È passato dal non escludere che sarebbe bastata una sola dose, versione del 28 febbraio del 2021 (“La scelta di somministrare una sola dose è legata all’emergenza, ma non per questo non sarà efficace”) alla necessità della somministrazione della terza dose a tutta la popolazione vaccinabile e a un richiamo annuale per i soli fragili, versione dell’11 novembre (“Secondo me, con la terza dose si chiude il giro della vaccinazione anti-Covid universale, poi ci sarà una strategia vaccinale simile a quella dell’influenza, con la necessità di un richiamo annuale solo per alcune categorie più fragili“). Nel settembre del 2021, durante una puntata di Non è l’arena, Pregliasco ammise ciò che ormai era un sentire comune: “La paura ci voleva, era necessaria. È una malattia pericolosa”. Ora arrivano le prime conferme ufficiali delle istituzioni su questo argomento. Il commissario del Dipartimento della salute di New York, Mary Bassett, ha ammesso di aver intenzionalmente presentato in maniera fuorviante le cifre sui ricoveri Covid in ospedale dei bambini per diffondere allarmismo sul virus, allo scopo di terrorizzare i genitori e convincerli a vaccinare i figli. Intervistato dal canale MSNBC il 30 dicembre scorso, Anthony Fauci, consigliere medico capo della Casa Bianca, ha affermato che “Molti dei bambini sono ricoverati con Covid, non a causa del Covid (…) Se un bambino viene ricoverato in ospedale, viene automaticamente testato per il Covid e se positivo viene conteggiato come ricoverato Covid” pure i bambini che hanno “una gamba rotta o un’appendicite”.

Liti e confusione dei virologi: la confessione di Sileri

Chiudiamo questa inchiesta in due parti su quel “nessuno ha mai sostenuto che” con una confessione che arrivò inaspettata. Intervistato dal Corriere della Sera, dopo la pubblicazione del libro “Covid segreto” scritto con Alessandro Cecchi Paone,il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ammise che “formazione e gestione del Cts (Comitato tecnico scientifico, ndr) sono all’origine della rissosità nella comunità di infettivologi, virologi, epidemiologi (…) Il Cts era utile, ma sarebbe stato più utile più snello e con sottotavoli ‘on demand’ di esperti di diversi territori e specializzazioni. Io proposi Massimo Galli, mi fu detto no; Maria Rita Gismondo e mi fu detto no. Ancora prima di Codogno, chiesi chi aveva fatto la rete Ecmo (ossigenazione extracorporea a membrana, ndr) e scoprii che era Alberto Zangrillo. Dissi: coinvolgiamolo e non fu coinvolto. Verso fine luglio, vedevo le liti in tv e chiesi di ampliare il Cts con Andrea Crisanti e altri. Dissi: così, se devono discutere di scienza, lo fanno a un tavolo istituzionale. Mi sembrava essenziale introdurre dei clinici, specie del Nord dove avevano visto tanti pazienti, mentre nel Cts c’erano soprattutto ricercatori. La dottoressa Antonella Viola servirebbe perché è immunologa e brava a comunicare. Essendo chirurgo, spiegai che, se devo operare qualcuno, faccio un briefing con oncologo, radiologo, anestesista, e che, se il paziente assistesse, direbbe: grazie, ma non mi opero. Qualcuno si offese e pensò che volevo mandare via loro e prendere altri”.

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